Gioia Albano

Gioia Albano Bio

Abbiamo il diritto di essere felici, abbiamo diritto all'arte
Volti stilizzati, occhi chiusi e sognanti eppure ci riconosciamo ...
Riconoscere me stessa é stato un lungo viaggio.


Sono nata a Milano nel 1973.
Non posso dire come ho iniziato. A quanto mi ricordi avevo sempre una matita, una penna o un pennarello in mano.
Fogli e album si sono sempre ammucchiati a casa. Un nuovo album mi ha sempre fatto venire l'acquolina in bocca per codi dire.
Con un'immaginazione traboccante, ho riempito questi album di immagini e personaggi del mio universo.
Ricordo una maestra d'asilo che mi aveva rimandato tre volte al mio posto per rifare un disegno perché "l'erba è verde" mentre per me poteva benissimo essere gialla o blu.
Non che la cosa mi toccasse più di tanto perché in famiglia queste fantasie celebravano la foprza della fantasia infantile.
Alla classica domanda "Cosa vuoi fare da grande?" La risposta era sempre "Pittrice".
Le cose si complicarono più tardi perché gli elogi non erano sempre lì. Né la comprensione di certi compiti d'arte, in particolare alle medie e al liceo. L'atmosfera familiare era cambiata per una serie di motivi, compresi quelli economici, ma non solo.
Stavo cercando di riprodurre qualcosa di più reale nei miei disegni senza necessariamente sapere come farlo. Mi si diceva sempre che dovevo essere "spontanea" senza sapere cosa significasse in un'età in cui siamo più interessati a confonderci con gli altri, pur avendo bisogno di parametri di riferimento stabili.
Non riuscivo più a trovare il mio mondo e il benessere che il disegno mi aveva sempre portato quando non mi ponevo domande, al contrario si installava un certo disagio, il confronto con gli altri, una sensazione di insicurezza
Arriva il momento per noi di scegliere la scuola per la nostra futura professione.
Ricordo molto bene, eravamo in campeggio con i miei genitori e mio padre mi suggerì di fare qualcos'altro perché era più sicuro, potevo ancora dipingere nel tempo libero ma era meglio per me lasciarmi tutto le porte aperte.
Ricordo anche molto bene che stavo ad ascoltarlo dicendomi che doveva aver ragione. Senza sapere perché, le lacrime mi pungessero gli occhi.
Essendo un'ottima studente avevo deciso di inscrivermi al liceo scientifico per in futuro fare veterinaria vista la mia passione per gli animali.
Per noi in Italia la scelta si fa intorno ai 13 anni.
Ma poco prima dell'esame di fine anno un giorno in cui stavo immersa nei libri, accade qualcosa di completamente inaspettato: una voce che usciva dal nulla mi parla.
Mi sono alzata e sono andata a vedere i miei genitori per dirgli di cambiare tutto e iscrivermi al liceo artistico.

I quattro anni seguenti non sono per niente stati un lungo fiume tranquillo.
Ero un' adolescente turbolenta e mi sono dispersa qua e là.
Il mio cosiddetto talento non sapevo più dove fosse, i professori davano voti spesso mediocri , non erano certo lì per guidarci o ispirarci e tantomeno per incoraggiarci
Mi sentivo come se fossi in una gabbia, il mio più grande desiderio era quello di andare a lavorare e guadagnare dei soldi con la prima cosa che potevo fare.
Nel terzo anno l'incontro con un insegnante e un artista, uno vero ha dato una direzione nuova alla mia situazione.
Con lui avevamo le lezioni di modello dal vivo. Arriva e mi dài colori a olio. Gli dico che non li ho mai usati ancora meno per la rappresentazione dal vero.
Mi dice che non importa e di provare.
Mi si apre un mondo nuovo, comincio a dipingere anche a casa, mio padre mi passa il materiale. L'olio é stato il mio primo amore per molto tempo.
L'insegnante in questione mi incoraggia. Aalla fine del quarto anno mi fa notare i miei progressi, non solo tecnici ma anche in termini di ricerca.

Dice che in generale non spinge nessuno a continuare con l'Accademia di Belle Arti (Brera a Milano) ma pensa che io possa farlo.
C'é anche da dire che non vedevo per me un'altra strada
.
Collettiva sui Navigli nel 1991 , ho sedici anni
Angolo del salone in guisa di atelier a Copenaghen
Inizio a lavorare in un bar, lavoro tre / quattro giorni alla settimana finendo di notte e provo l'esame di ammissione all'Accademia a settembre. Ho diciotto anni e sono sicura di riuscire, infatti non ho neppure un piano di riserva. Siamo nel  1991.
Agli esami siamo diverse centinaia, i test si svolgono su più giorni in due parti: un progetto architettonico e diverse sessioni in tecnica libera di modella dal vivo.
Al momento dei risultati la doccia fredda, non sono ammessa.
Non so perché. Guardando le liste, io e gli altri riteniamo che la selezione sia fatta a caso. Anni dopo nella stessa situazione, alcuni studenti fanno appello e vincono, ma personalmente non avevo nessuno che mi spingesse in questa direzione, i miei genitori erano assenti e presi dai loro problemi.
Mi sono ritrovata di nuovo persa senza sapere cosa fare, tutti i miei progetti si erano volatilizzati e come ho detto non avevo un piano b.
Mi lascio trasportare da altri imperativi, guadagnare soldi, attività nel sociale, amici, fidanzato, altri studi che ho iniziato senza un vero progetto alle spalle perché amavo i libri e le storie e mi cimentavo nella scrittura. Mi sono detta che l'arte era troppo difficile, probabilmente non era la mia strada.
Lo schiaffo morale era stato troppo violento per la mia fragile fiducia, gli imperativi della vita mi portavano lontano, ho scelto la "facilità" senza che fosse veramente facile in realtà, ma non me ne rendevo conto.
Negli anni seguenti mi sono interessata ad altre discipline perché non volevo confrontarmi con questa delusione troppo dura.
La paura si era cristallizzata, sembra che sia lo stesso quando si cade da cavallo, la famosa storia che devi risalire subito in sella.
Ho attraversato il deserto a piedi e ho passato molto tempo per farlo.
L'interesse per la fotografia, l'incisione,scolpire il legno hanno fatto parte di questa traversata del deserto perché l'arte mi richiamava in un modo o nell'altro, ma non importa quale fosse la tecnica le fondamenta erano fragili e abbandonavo facilmente.
Da un lavoro a un altro sono approdata nell'informatica, sempre in Italia, dove incontro quello che qualche anno dopo diventa mio marito. È francese e ha la voglia di viaggiare.
Lascio l'Italia per seguirlo su una piccola isola nel Mare d'Irlanda. Dopo arriva Parigi. Ancora dopo la Danimarca.
Durante quegli anni, mi dedico a scrivere in modo disordinato ma sempre piena di critiche nei confronti di me stessa. Il marito mi spinge a continuare, con l'obiettivo di finire qualcosa.
Ma in qualche modo prendo sempre tempo, il coraggio mi manca.
In diverse occasioni mi regala dei materiali da disegno, un cavalletto. Faccio qualche tentativo ma mi sento a disagio e non mi piace il risultato. Sento di aver perso tutto, non è per me. Nonostante ciò, ogni volta che traslochiamo ho questo materiale inutile che mi segue.

Decidiamo di fondare una famiglia, è una strada non facile per noi.
Viviamo in Danimarca, iniziamo un fiv. Funziona, sto aspettando il mio primo pargolo.
Durante la gravidanza comincio a leggere "The Way of the Artist" di Julia Cameron, senza sapere perché e senza finirlo.
Sono preso dall'arrivo di mia figlia e da tutto ciò che ne consegue. Come ogni genitore futuro, non ho testa per nient'altro e ancora meno tempo. Ma per una volta non importa.

Ci siamo, sono una mamma! Ho la fortuna di provare questo amore infinito che prende il sopravvento su tutto e la vita mi regala i pannolini, l'allattamento, i social con altre mamme, le notti insonni e il mio approccio alla genitorialità ad alto contatto.
Siamo ancora in Danimarca, mia figlia ha quasi un anno (siamo alla fine del 2007), dopo il cambio di appartamento ho sempre questo dannato materiale (cavalletto, tubi, tele, ecc.) nell'angolo del salotto.
E un giorno mentre immaginavo mia figlia più grande (i giovani genitori innamorati pensano ai loro figli anche quando sono lì) ho avuto come un lampo. Di qualcosa che volevo trasmetterle.
Volevo trasmetterle di seguire il suo percorso, qualunque esso fosse,darle l'esempio, in qualche sorta non deluderla.
Non so dire perché, in quel momento, la famosa voce dal nulla, sicura di se stessa, la stessa intensità che mi aveva spinto a dire ai miei genitori vent'anni prima di cambiare scuola. La voce mi dice "È ora o mai più".

Nello sviluppo personale, in molte discipline parliamo di quei momenti in cui avviene come un salto di coscienza, penso che sia quello che mi è successo in quel momento.
L'attrezzatura nell'angolo sarebbe finalmente servita. La sera stessa  ho iniziato il mio primo dipinto e nonostante tutto quello che è successo durante i dodici anni che sono seguiti (altri traslochi , altri due figli, un burn out, grandi periodi di stanchezza e dubbio, e molte altre cose ... la vita insomma) non ho mai smesso.
Uno stile si é subito imposto, quello dei volti stilizzati con gli occhi chiusi e sognanti, eppure le persone che mi seguono e io stessa ne riconosciamo l'espressione. La cosa divertente é che durante quella che chiamo la traversata del deserto, quando ero lontana dall'art scarabocchiavo spesso volti realistici, grandi occhi aperti, bocche e profili.
Il tema della maternità e dell'alto contatto si é imposto perché ho rappresentato ciò che vivevo e questo ha trovato molto riscontro in altre persone.
Da allora e fino ad oggi ci sono stati molti dipinti, commissioni, mostre collettive, alcune deludenti, delle pubblicazioni (che sempre divertenti da fare) e il mio lavoro si é sviluppato negli anni.
Al di là delle materie e delle tecniche oggi per me l'elemento più forte che è stato costruito durante tutti questi anni è la mia vera essenza, la fiducia oltre i risultati, l'intima convinzione che siamo qui per fare il nostro percorso e questo è ciò che ci unisce tutti, anche se è difficile in questo mondo e non sempre chiaro.
In qualche modo, nonostante una lunga deviazione che ho preso, ho chiuso un cerchio e la forza che nasce da questo viaggio mi rende più forte in quella che chiamo la seconda parte della mia vita.
L'enorme differenza è che questa volta le radici sono ben ancorate alla terra e posso aspirare ad andare avanti verso il cielo nonostante le tempeste della vita di un'artista.
Sono diventata me stessa.

Gioia Albano
2018
Realizzato da Artmajeur